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Il Ritorno di Satori e la Liuteria Jacaranda

È abbastanza noto come certe abitudini dei musicisti, che siano piú o meno famosi, si trasformino poi in aneddoti o vere e proprie leggende. Nessuno è immune da questo fascino, cioè quello di essere ricordato anche attraverso bizzarrie di ogni titpo. Nemeno io, che sono un perfetto sconosciuto e non sono certo un musicista di professione, gli ho resistito. Quindi? Quindi si tratta del Giappone. Che cosa centra il Giappone? Il paese del sol levante in questo caso è a me particolarmente caro per un motivo molto semplice: questo paese ha una lunga e gloriosa tradizione liuteristica ed è stato fondamentale tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta in particolare, per la diffusione di strumenti musicali moderni di altissima qualità a prezzi contenuti. Negli anni in cui la gloriosa Fender faticava a produrre e vendere per costi troppo alti (e non solo, ma è una storia molto lunga) i propri strumenti, alcune aziende giapponesi si impegnarono a produrre gli strumenti americani conservandone le caratteristiche originali, se non in certi casi, addirittura migliorandole. I risultati raggiunti furono in breve tempo talmente incredibili, che molto spesso la casa americana si trovò in imbarazzo quando alcuni pezzi nati nella sede californiana venivano confrontati con gli stessi prodotti dall’altra parte del mondo: la notevole differenza di prezzo non era giustificata. In pochi anni nacque un vero e proprio mercato di estimatori dei cosiddetti Fender giapponesi. Ed ecco che qui entra in scena il sottoscritto.

Eric Clapton Just One Night

Nella mia lunga vita di bassista ho posseduto moltissimi bassi elettrici, per lo più di derivazione Fender Jazz Bass: Eko, Ibanez, Yamaha e anche Fender messicani e americani ovviamente. Negli anni ho incontrato spesso anche i suddetti Fender Made in Japan: strumenti sempre meravigliosi. Talmente meravigliosi che sono diventati i miei unici bassi elettrici. La maggior parte dei bassi che posseggo oggi, sono infatti di produzione nipponica.

E quindi chi è Satori? Vi chiederete. E qui ci ricolleghiamo all’inizio del post. I miei bassi giapponesi hanno tutti nomi giapponesi. Perché qual è il musicista che non dà un nome alla propria chitarra o basso elettrico? Nessuno direi. Il primo che mi viene in mente è per esempio Eric Clapton e la sua mitica Fender Stratocaster “Blackie”. Ma perché Satori? L’idea mi è venuta leggendo lo stupendo libro del mio autore preferito, Don Winslow, dal titolo: “Satori”.

Don Winslow Satori

Il Satori (悟, giapponese Satori, da satoru, “rendersi conto”; cinese , coreano 오 O; vietnamita: Ngộ), nella pratica del Buddismo Zen indica l’esperienza del risveglio inteso in senso spirituale, nel quale non ci sarebbe più alcuna differenza tra colui che si “rende conto” e l’oggetto dell’osservazione.

Ma Satori dove era andato, per essere ritornato? Satori era un altro basso, sempre Fender Jazz Bass, con le stesse caratteristiche di materiale (manico in acero, tastiera in palissandro e corpo in frassino)  e di estetica (colorazione Sunburst con battipenna nero) ma con una differenza nella dimensione del manico e posizione di un pick-up: il vecchio Satori era un riedizione ’75, quindi con il manico più “ciccione” e il pick-up al ponte più spostato verso il ponte stesso. Caratteristica ideale per essere suonato alla Marcus Miller (cioè con la tecnica pull & slap) e sonorità tipiche della disco music della metà degli anni settanta.

Luca Lindemann Brand-X Design Jacaranda Fender Jazz Bass

Il nuovo Satori è nato un po’ per caso, cioè dall’incontro di un manico Fender made in japan che avevo (un riedizione ’62, cioè quella che preferisco) e sostanzialmente un corpo Fender non originale trovato usato online. La piastra dei controlli arriva da un mio vecchio Fender giapponese a cui l’avevo sostituita perché pensavo fosse malfunzionante. Cosa c’è di strano, vi chiederete voi?

Di strano c’è che il corpo era del tutto identico ad un corpo originale Fender, per altro di un pregevolissimo frassino, peccato che lo scasso per attaccare il manico avesse delle misure totalmente sbagliate!

Ed ecco che qui entra in scena il maestro liutaio, nonché grande amico, Daniele Fierro di Jacaranda Liuteria Artigiana per risolvere il problema. Il risultato, ovviamente perfetto, lo vedete nella foto. Il basso è talmente bello che quando l’ha tolto dalla custodia per farmelo provare, mi ha emozionato e il mio primo pensiero è stato: – Satori è davvero tornato!

Luca Lindemann Brand-X Design Jacaranda Fender Jazz BassInutile dire che il suono è grandioso, potente e supportato da un corpo in legno pesante e secco, caratteristica del frassino. I controlli stacked-knob, ovvero con i 2 toni allineati in verticale ai 2 volumi dei 2 pick-up, gli conferiscono poi un look particolare, visto che questa disposizione fu poi abbandonata dalla Fender sui Jazz Bass già nel 1964. Anche i 2 pick-up Wilkinson che erano inclusi nell’acquisto del corpo si difendono. Non sono certo pick-up memorabili e credo che a breve verranno sostituiti da una coppia creata ad hoc da Daniele Fierro. Vista la spesa irrisoria di tutta l’operazione, da quello che poteva essere un mezzo fallimento, ne è venuto fuori un vero e proprio strumento unico nel suo genere e davvero ottimo. Ancora una volta, la maestria del mio liutaio ha fatto la differenza!

Luca Lindemann Brand-X Design Jacaranda Fender Jazz Bass

Il Master Builder Daniele Fierro, detto “Daniel San”

Jacaranda

Conosco Daniele Fierro da più di 20 anni, ancora prima che fondasse l’attuale liuteria spostandola da Via Maddalena in pieno centro, in Via Corsico, nella zona più “artistica” di Milano: i Navigli. Non ricordo esattamente come ci siamo conosciuti ma il primo ricordo che ho di lui è legato al locale Capolinea di Milano, dove probabilmente ci siamo incrociati e qualcuno ci ha presentato. Da quel giorno è stato il mio liutaio di fiducia e non solo, anche un amico di rara saggezza.

Dal sito Jacaranda

La liuteria Jacaranda è nata nel 1999 con una missione di qualità: creare strumenti senza le limitazioni della produzione industriale. Questo desiderio, dal momento della fondazione, è diventato impegno quotidiano e da subito abbiamo iniziato a progettare modelli di chitarre e bassi elettrici rivolti ai musicisti più esigenti. Nei primi mesi del 2000 è iniziata la produzione, in maniera totalmente artigianale. La sede prescelta: un laboratorio-esposizione nel cuore dei Navigli, a Milano.
Oggi Jacaranda ha un vasto seguito a livello nazionale e internazionale, conta moltissimi musicisti soddisfatti tra i suoi clienti e continua a crescere, diventando un marchio riconosciuto e quotato. Dalla prima chitarra prodotta sono passati 20 anni, e il team di liutai di Jacaranda oggi può realizzare strumenti più velocemente e con ancora maggiore qualità.
Il nostro impegno futuro è di continuare e costruire i nostri strumenti nella stessa maniera e con la stessa cura di oggi. Rifiutiamo l’idea di seguire la tendenza degli altri produttori di diminuire i costi grazie a manodopera non qualificata a basso prezzo. Domani continueremo a lavorare per i musicisti che capiscono ed apprezzano la differenza di uno strumento fatto a mano.

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